11 aprile 2006

La risposta di Newropeans alla crisi Iran/USA
La risposta di Newropeans alla Crisi Iran/Usa :
proposta di una politica per l’Unione europea

Agire adesso per limitare i pericoli del nucleare globale oggi e domani



Questa proposta è stata approvata da una maggioranza dell'86% dei membri di Newropeans in tutto il territorio dell'Unione Europea.

Newropeans ha come scopo principale quello di democratizzare l'Unione europea, e dunque di dare la parola ai cittadini europei sui temi fondamentali, come questo.
Questa mozione si ispira agli obiettivi di pace e di prosperità collettive che hanno ispirato il progetto europeo per più di cinquant'anni, e alla preoccupazione di tutelare gli interessi vitali per tutta l'Europa (in particolare la pace e la sicurezza politica ed economica).

Per Newropeans, la crisi Iran/Usa in corso deve essere considerata un momento topico della crisi generale del sistema internazionale attuale, ed in particolare per quanto riguarda l'obsolescenza della politica di non-proliferazione nucleare praticata dal 1945 in poi.
Questa crisi indica la fine dell'ordine stabilito dopo il 1945. Per Newropeans, la crisi attuale è uno scontro tra due logiche ormai vecchie: quella dei dirigenti iraniani che ignorano l'interesse collettivo mondiale per focalizzarsi solo sull'interesse nazionale a breve termine; e quella dei dirigenti degli Stati Uniti che identificano i loro propri interessi con quelli del resto del mondo. La politica di non-proliferazione nucleare ereditata dal dopo-seconda guerra mondiale è in crisi, e la prova è nel numero crescente di potenze nucleari (cf tavola delle potenze nucleari nel 2005 , fonte National Defense University - USA) che non hanno firmato il Trattato di Non Proliferazione; la crisi attuale con l'Iran - benché si tratti di un apaese firmatario del trattato -; la prosecuzione (da parte degli USA in particolare) della ricerca di nuovi tipi di armi nucleari come le "mini-bombe"; il ruolo non sanzionato del Pakistan in materia di proliferazione attiva; e il recente accordo USA/India, che non tiene assolutamente conto del Trattato.

Tenendo conto di questo contesto, la crisi Iran/Usa non può essere trattata come un caso singolare. Deve essere considerata nell'ambito di una visione di lungo termine, fondata su metodi nuovi, adattati alle realtà del XXI secolo.

L’Unione europea deve assumere un ruolo da leader nella costruzione del sistema internazionale del XXI secolo: perché il suo tragico passato è un monito sullo stallo cui portano quelle due logiche; e anche in considerazione del successo della costruzione politica continentale - nel segno della pace - di questi ultimi decenni.
Per questo è necessario un approccio esemplare che miri alla contemporanea ricerca della soddisfazione dell'interesse comune europeo e dell'interesse collettivo mondiale.
Solo dando l'esempio, e dimostrando che una tale politica è possibile, l'Unione europea potrà contribuire con efficacia alla promozione della, della democrazia e delle prosperità globali, tutelando al contempo gli interessi vitali europei.
E' più che urgente che gli europei passino all'azione, proponendo obiettivi e strumenti nuovi, invece di perseguire la via dello sviluppo di nuovi metodi al servizio di obiettivi obsoleti.

Newropeans chiede dunque ai dirigenti dell'UE di assumersi le loro responsabilità, e di rappresentare, nelle loro dichiarazioni e nelle loro azioni, le attese della larga maggioranza dei cittadini europei, e anche le speranze che l'insieme della popolazione del pianeta ripone nei cittadini europei (cf. sondaggio BBC – GlobeScan ). Questa azione europea deve svilupparsi su tre assi:

1. L’UE impegna la comunità internazionale a controllare con maggiore efficacia il rischio nucleare nel mondo, lanciando la riforma del trattato di non-proliferazione nucleare;

2. L’UE rafforza il proprio ruolo attivo nella ricerca di una soluzione alla crisi iraniana, proponendo una serie di obiettivi precisi ed esprimendosi coralmente invece di parlare a nome della Germania, della Francia e del Regno Unito;

3. L’UE crea le alleanze necessarie per elaborare una vera strategia internazionale, destinata unire tutti gli attori internazionali che abbiano la stessa visione e gli stessi obiettivi.

L’UE impegna la comunità internazionale a controllare con maggiore efficacia il rischio nucleare nel mondo, lanciando la riforma del trattato di non-proliferazione nucleare
L’UE deve presentare al più presto una proposta di riforma profonda del Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP), e proporre metodi e strumenti per metterla in atto. Deve adattarsi alla realtà del XXI secolo. I progressi scientifici e la diminuzione dei costi rendono sempre più facile, al giorno d'oggi, accedere alla tecnologia nucleare.
Ne consegue una crescente difficoltà ad operare una distinzione chiara tra gli strumenti ed i percorsi del nucleare civile e del nucleare militare (e lo dimostra anche la possibilità di creare una "bomba sporca").
Oggi si possono contare una quarantina tra potenze nucleari (dichiarate o nascoste) e potenze quasi-nucleari, capaci di dotarsi in tempi rapidi dell'arma atomica (erano solo 5, all'epoca della firma del TNP).
In più, mentre sappiamo che la dissuasione nucleare poteva in certi casi garantire la pace (durante la "guerra fredda"), l'inquietudine maggiore oggi riguarda la possibilità che organizzazioni infra-statali possano dotarsi dell'arma atomica (terrorismo nucleare).
Il nuovo TNP deve anche ispirarsi all'evoluzione dell'ordine internazionale dagli anni '60. L'UE può già indicare, su questa materia, tre promettenti spunti per la riflessione:

- trattare lo sviluppo del nucleare civile e militare come un'unica materia. L'accesso al Club nucleare non deve quindi più avere come obiettivo quello di impedire lo sviluppo del nucleare militare concedendo invece l'autorizzazione allo sviluppo del nucleare civile: deve invece convincere dell'inutilità di sviluppare il nucleare militare, o altrimenti inquadrarlo, per integrarlo a un equilibrio di dissuasione regionale o globale.

- definire delle regole d'accesso al Club nucleare fondate non sull'arbitrio delle potenze già iscritte al Club, ma su un processo trasparente di adesione, con regole chiare e riconosciute internazionalmente, sul cui rispetto sia garantito un controllo multilaterale. Gli esempi del processo d'adesione all'Unione europea o all'Organizzazione Mondiale del Commercio possono servire da ispirazione per un "acquis politico-nucleare" che definisca le condizioni d'accesso al nucleare nel suo insieme.
Tra l'altro: la necessità di evoluzioni politiche interne in un quadro democratico (elezioni libere, controllo politico dei militari...); la sigla di accordi regionali di sicurezza collegati, se possibile, ad accordi di cooperazione economica e commerciale.

- ripensare un certo numero di tesi fondanti del TNP, rese ormai vecchie dalla Storia. Bisogna integrare la nuova dimensione del possesso di armi nucleari da parte di entità non statali, per proibire questa eventualità e definire le sanzioni, le più severe possibili.
Bisogna poi abbandonare la tesi secondo la quale l'arma nucleare è in se stessa, in tutte le situazioni, destabilizzante. In effetti, la storia europea della seconda metà del XX secolo insegna che questa affermazione è falsa. La dissuasione equilibrata può portare la pace, laddove sia impossibile ottenere la creazione di zone de-nuclearizzate (cosa che deve comunque essere il primo obiettivo di qualunque politica volta a ridurre il rischio nucleare). éenne de la 2° moitié du XX° siècle a apporté la preuve que cette affirmation était fausse.


L’UE rafforza il proprio ruolo attivo nella ricerca di una soluzione alla crisi iraniana, proponendo una serie di obiettivi precisi ed esprimendosi coralmente invece di parlare a nome della Germania, della Francia e del Regno Unito
Nel caso dell'Iran - e in funzione degli spunti per una riforma generale della non-proliferazione nucleare - gli obiettivi dell'UE sono tre:
- consolidare la pace e la prosperità nella regione
- consolidare la pace e la prosperità nel mondo
- sostenere la democratizzazione politica della regione.

La soluzione ideale sarebbe una de-nuclearizzazione generale del Medio Oriente. Ma si tratta di una prospettiva illusoria, almeno per i prossimi decenni, in considerazione del rifiuto di sbarazzarsi delle armi nucleari da parte di potenze come Israele e Pakistan (potenze che non hanno firmato il TNP), e del rifiuto di Stati Uniti e Russia di cessare di intervenire nella regione o alle sue frontiere.
Visto che è impossibile sbarazzarsi delle armi nucleari della regione, è d'obbligo garantire ai paesi non nucleari che non avranno nulla da temere. Questo obiettivo può essere raggiunto in due soli modi: una serie di garanzie globali che assicurino sanzioni internazionali immediate, collettive e militari contro chiunque utilizzi l'arma atomica; e l'apertura di un processo politico che consenta l'acquisizione dell'arma nucleare nel quadro molto preciso di un TNP rinnovato.
Ogni tentativo di perseguire la via nucleare (civile o militare) senza entrare nel processo del TNP rinnovato dovrà essere immediatamente sanzionato dalla comunità internazionale.
Questo approccio sarà molto più semplice rispetto a quanto non lo sia nel quadro attuale, perché non esisteranno dubbi possibili: accettando il TNP rinnovato, si avrà un accesso - sotto controllo - a tutte le tecnologie nucleari; senza accettazione del TNP rinnovato, si avrà un embargo tecnologico totale.
Questo significa che, nel giro di un mese, l'Iran dovrà rispondere all'offerta europea di accettare un TNP rinnovato sulla base dei punti citati qui sopra. In più, questa accettazione implica da una parte la cessazione, da parte dell'Iran, di tutte le attività nucleari in corso (comprese quelle autorizzate dal TNP attuale), e dall'altra il lancio, per una durata massima di due anni, di una conferenza internazione per la riforma del TNP. Grazie all'impulso europeo, in funzione degli obiettivi indicati, questo trattato entrerà in vigore non appena sarà stato firmato da più della metà degli stati del pianeta.

Se l’Iran rifiuta questa opzione, sarà necessario che gli europei raccomandino un embargo totale del paese, petrolio compreso. Questo tipo di sanzione sarà anche applicato, automaticamente, a qualunque stato che abbia contribuito a diffondere la tecnologia nucleare presso entità non statali.


L’UE crea le alleanze necessarie per elaborare una vera strategia internazionale, destinata unire tutti gli attori internazionali che abbiano la stessa visione e gli stessi obiettivi.
L’obiettivo diplomatico dell'UE deve essere dunque, al più presto, la definizione degli elementi principali della sua proposta di TNP rinnovato, e la ricerca di partner strategici per lanciare il processo internazionale che conduca alla riforma del TNP e alla sua adozione dalla parte della maggioranza dei paesi. In questo campo, l'UE dovrà agire come ha fatto per il procollo di Kyoto. Cercare di convincere rapidamente i partner, senza perdere tempo con gli Stati che si dimostrano poco interessati o addirittura si oppongono alla riforma del TNP nel senso proposto dagli europei.
Se la Cina, l'India o la Russia accettano, e gli USA si oppongono, va bene così. Qui si tratta dell'avvenire del mondo, e non del suo passato!

Una conferenza internazionale su questo tema potrà essere organizzata a fine aprile a Berlino. Con la proposta di un documento di lavoro internazionale in maggio.

Newropeans ritiene che la strategia occidentale attuale comporti il grave rischio che si verifichi uno dei tre scenari seguenti, in contrasto con gli obiettivi di pace e stabilità:

Nè l’Iran, nè gli Stati Uniti cedono, e l'Unione europea, per debolezza, segue gli Stati Uniti in un confronto militare con l'Iran. Questa situazione darebbe luogo ad un conflitto dalle catastrofiche ripercussioni mondiali, con una destabilizzazione definitiva del Medio Oriente, già in crisi dopo l'invasione dell'Iraq.

L’Iran è costretta a cedere, con mezzi non militari ma comunque cogenti (embargo o altro). In questo caso (molto improbabile perché al momento nessuno ha una credibile opzione di questo tipo), come nel primo caso, un Iran non nucleare e umiliato scatenerà rappresaglie di ogni tipo nella regione e nel resto del mondo. Parallelamente, in considerazione anche del contesto esplosivo generato nel mondo arabo e musulmano dalla guerra in Iraq, si assisterebbe in ogni caso a una nuova fiammata di violenze anti-occidentali.

L’Unione europea, per debolezza, accetta il fatto compiuto iraniano, senza piani alternativi di lungo termine come quello proposto da Newropeans, e accetta l'arricchimento dell'urania da parte iraniana sapendo bene che non cìè nessun metodo sicuro per limitare l'uso di queste tecniche alla sola fattispecie civile. Il risultato sarebbe molto probabilmente un Iran nuclearizzato, persuaso che contino ormai solo le logiche della forza e dello scontro: sarebbe un esempio catastrofico per qualsiasi speranza di organizzare la società internazionale del XXI secolo sulla base dello stato di diritto invece che della legge della jungla.
Newropeans ritiene dunque che la peggiore delle situazioni non sia, di per sè, quella di un Iran nuclearizzato: tutto dipende dal quadro internazionale nel quale si verifichi una tale situazione. In compenso esistono diversi scenari che possono condurre al peggio, vale a dire il crollo di qualsiasi ordine internazionale fondato sul diritto, per cedere alla tentazione del ritorno alla legge della jungla e alla forza bruta.
Tocca agli europei dimostrare che possono spianare la strada per un futuro globale diverso da questa opzione disastrosa, e Newropeans pensa che questa crisi Iran/Usa rappresenti il possibile sbocco per un futuro mondiale di prosperità condivisa, senza la quale il concetto di democrazia è una buffonata, e solo strumento capace di convincere i più a non cedere alle sirene della violenza, che sia essa praticata dagli Stati o da gruppi terroristi.

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